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Il presente contributo nasce dal desiderio di descrivere
un'esperienza educativa compiuta all'aperto, in un ambiente
naturale dove poter stare, osservare, toccare,
sperimentare e che, già nei primi due anni della sua realizzazione,
ha consentito di rilevare risposte positive da
parte di bambini e insegnanti di scuola dell'infanzia e
primaria che ne sono stati coinvolti. Nasce anche dal
desiderio di proporne una lettura che coniughi due differenti
prospettive, quella dell'esperto in entomologia e
quella pedagogica ed educativa che, nella sua declinazione
interculturale, sa recuperare attenzione non solo
per le differenze culturali, ma per ogni forma di diversità,
oggetto di stereotipie, suscitatrice di comportamenti
di rifiuto e allontanamento, pur se di fatto ricca espressione
della diversità, e per meglio dire, in questo caso,
della biodiversità, profondamente radicata in noi. Protagonisti
del percorso nella natura qui presentato sono
i rapporti tra insetti(1) e piante. Soprattutto, lo sono gli insetti,
emblema di una diversità che spesso suscita reazioni
emotivamente connotate da paura e disgusto, che
diffusamente fa sentire giustificabili comportamenti distruttivi
verso la natura, e in cui curiosità e rispetto vengono
sottomessi a un presunto diritto a 'proteggersi'.
L'atteggiamento di molte persone, adulti e bambini, verso
gli insetti, infatti, è di repulsione se non di vero e proprio
terrore. Le loro dimensioni, la capacità di spiccare
il volo, di muoversi rapidamente, di emettere suoni e,
non per ultimo, di pungere, genera in molti reazioni forti,
per lo più però, non commisurate al pericolo al quale
siamo effettivamente esposti avvicinandoci, o semplicemente
'tollerando' la presenza di gran parte delle
specie più comuni nei nostri giardini, parchi, boschi e
talvolta anche nelle nostre abitazioni.
Eppure, la curiosità e l'interesse verso questi stessi esseri
viventi può essere grande, in particolare nei bambini:
quanti di noi, piccoli, non si sono trovati ad ammirare
farfalle sui fiori cercando di avvicinarle? O, ancora, a
cercare, seguire, osservare formiche? "Di solito i bambini
molto piccoli sono portati 'spontaneamente' ad avvicinare,
a toccare, e a fare esperienza diretta con animali
e piante mentre in seguito il rapporto con i viventi è
molto spesso sostituito da surrogati come videogiochi,
filmati o audiovisivi in cui scorrazzano, dinosauri, animali
esotici, mostri di vario tipo talvolta nemmeno corrispondenti
alla realtà [.]. La cosa più importante di tali 'surrogati'
è avere una forma umanizzata al massimo, un
comportamento che colpisce la fantasia piuttosto che
rappresentare un adattamento per svolgere una certa
funzione (si vedano per esempio le strategie comportamentali
per la cattura della preda, le dimensioni gigantesche,
gli insetti con mani e piedi ecc.)"(2). Nel caso specifico
degli insetti, l'esperienza prevalente di molti bambini
risulta quasi esclusivamente quella di aver simpatizzato
con le formiche e con le api in quanto presentate
in modo stereotipato, quali esseri 'laboriosi', o per contro,
con le cicale come "spensierate e poco previdenti";
cioè, con immagini della realtà distorte e diseducative.
A questo va aggiunto come l'esperienza infantile sia caratterizzata
quasi sempre dall'assistere a comportamenti
negativi da parte degli adulti. Chi, infatti, bambino, non
si è trovato di fronte alle reazioni scomposte o semplicemente
distruttive di adulti significativi, genitori, insegnanti,
verso ogni sorta di insetto? Inoltre, di quali risposte
adulte fanno esperienza i bambini che, a volte,
dopo aver scoperto le formiche finiscono per scompaginare,
con una pedata, un intero formicaio?
Anche il rapporto, con gli insetti, con questi protagonisti
del nostro mondo, dunque, è in buona parte culturalmente
determinato, socialmente trasmesso e appreso,
improntato dall'esempio che ci è stato dato e dall'esperienza
che ci hanno permesso di fare. Ne deriva
una fondamentale considerazione: è possibile trasmettere
e apprendere non solo nozioni corrette, ma anche
curiosità, interesse e, con essi, rispetto, verso questa
particolare forma della vita e della sua diversità.
I presupposti e i propositi progettuali
Proprio da queste riflessioni è nata l'idea di fare avvicinare
bambini e insegnanti a questo mondo di "diversi",
nell'intento di contribuire a interrompere la catena di stereotipi
e false credenze di cui sono vittima gli insetti e di
cui, infine, siamo vittime noi stessi. Si è trattato dunque
di trasmettere conoscenze scientifiche complesse a
bambini in età precoce, in un contesto naturale e in
un'esperienza diretta e partecipata. Ancora, di creare
un'atmosfera positiva, capace di stimolare curiosità e
sviluppare, unitamente al desiderio conoscitivo, il superamento
della paura e una disposizione a rispettare
che, e questo è importante, nasce insieme all'opportunità
di comprendere il senso dell'esistenza di ogni essere
vivente nel più ampio contesto ambientale di cui,
tutti, siamo parte. Ideando il Percorso Natura nel parco
di Ca' Vecchia(3), come già accennato, infatti, ci si è proposti
di avvicinare i bambini agli insetti anche spiegando
loro alcuni aspetti dei molteplici rapporti che intervengono
tra questi e le piante, nella convinzione che un
piccolo lembo di giardino possa divenire un luogo di osservazione
privilegiato, un microcosmo ove cogliere alcune
di queste mirabili interazioni quali predazione, mimetismo,
impollinazione(4).
Poiché "Spesso, chi [.] andando alla ricerca dei grandi
parchi del mondo, per incontrare il meraviglioso sotto
forma di tigri libere o di sequoie giganti, dimentica
che, lo si voglia o no, la Natura è tutta intorno a noi, e,
se si fa un pò di attenzione, il meraviglioso può entrare
a far parte, non del tempo sospeso delle vacanze, ma
della vita quotidiana. Un piccolo parco, un giardino, sono
l'equivalente della savana del Serengeti, è soltanto questione
di scala, e voi potete osservare una coccinella
che divora un pidocchio delle piante come una scena
non differente da quella di un leopardo che preda una
gazzella: sono solo diverse le dimensioni dei due organismi
che interagiscono, e c'è un vantaggio: il pasto della
coccinella potete osservarlo sulle piante del vostro
terrazzo, o su quelle di un giardino pubblico, oppure
ovunque ci sia, per dir così, un pò di verde" (5).
Non occorre, dunque, andare lontano, come spiega
Giorgio Celli per cominciare a guardare, conoscere e,
quindi, amandola, a rispettare la natura anche nelle sue
forme più strane, meno note, o considerate più fastidiose;
si può cominciare da un parco, vicino a scuola e
a casa: ".l'area verde che si estende attorno alla Ca'
Vecchia può costituire un piccolo museo vivente, un'aula
didattica all'aperto, dove scoprire tutti quegli animali,
che si divorano tra loro e che si alleano, che sopravvivono
e si riproducono, e che noi siamo soliti trascurare
perché piccoli, o che non vediamo perché la vita in
città ci ha resi disattenti. L'educazione alla natura comincia
con l'imparare a vederla [.]" (6). Ha potuto cominciare,
nel nostro caso, grazie alla frequentazione di
un pezzetto del territorio naturale che, anche in quanto
'vicino' può meglio essere sentito e vissuto come il "proprio
ambiente" e che, uscendo dall'indefinitezza connessa
alla non conoscenza, può assumere un significato
e un valore specifico che lo rendono degno di attenzione
e cura(7).
Il contesto
Il parco di Ca' Vecchia si estende per circa 4 ettari nel
territorio del Comune di Sasso Marconi, caratterizzato
dalla presenza di molteplici essenze arboree, autoctone
e introdotte, sin da una prima analisi si è rivelato consono
a ospitare un percorso nella natura con bambini
e adulti.
Una prima fase del progetto ha previsto un censimento
delle essenze botaniche dell'area considerata. Per
consentirne il riconoscimento sono state apposte, sugli
esemplari più rappresentativi della flora arborea del
parco, targhe identificative che riportano il nome scientifico
della specie e quello comune. Una seconda fase
ha previsto l'ideazione e la realizzazione di un itinerario
conoscitivo: il Percorso Natura, che ora risulta costituito
di sette stazioni (Figura 1), corredate di poster esplicativi
(testo scritto accompagnato da immagini), che
permettono ai visitatori di scoprire il fitto intreccio di rapporti
tra insetti e piante presenti. La visita al parco comprende
diverse tappe. Nella prima, la sosta in un'area
appositamente preparata che raccoglie essenze officinali
consente di osservare gli insetti che le popolano
mentre volano sui capolini fioriti o mentre se ne nutrono.
La seconda è la siepe di biancospino, divenuta, a
partire dagli anni '80, l'emblema di una nuova agricoltura
sostenibile, poiché capace di assicurare rifugio e
luoghi di nidificazione a molti animali e insetti utili per i
campi coltivati. Le tappe successive percorrono filari di
platani, tigli e pioppi, tipiche alberature cittadine, facilmente
riconoscibili e ospiti di una ricca costellazione di
animali. Infine, si incontra un piccolo stagno, animato
dal rincorrersi di libellule e da una moltitudine di pesci e
anfibi, che partecipano, cibandosene, al contenimento
delle larve di zanzara. In aggiunta, durante il 2007 è
stata
allestita una stazione dedicata agli insetti sociali, "La
casa delle api", ove è possibile osservare, attraverso i
vetri di un'arnia modificata a scopo didattico (Figura 2),
la vita all'interno di un alveare. È possibile osservare,
inoltre, in un'arnia commerciale destinata all'impollinazione
degli ortaggi nelle serre, il mondo dei bombi, "cugini"
delle api da miele; e, in un formicaio artificiale, una
famiglia di formiche.
I partecipanti
Accompagnati dai rispettivi insegnanti, gli alunni che
hanno preso parte alle visite guidate nel parco, provenienti
da scuole dell'infanzia e scuole primarie della Provincia
di Bologna, sono stati circa 500 nel 2005-2006,
e 750 durante il 2006-2007. In un primo tempo gli insegnanti
sono stati contattati, previa autorizzazione dell'Ufficio
scolastico provinciale, attraverso documenti
esplicativi e quindi coinvolti in alcune successive conferenze
di presentazione del Progetto.
Alcune delle attività
Ogni visita guidata, della durata di circa 2 ore, ha preso
avvio da un'introduzione teorica al mondo degli insetti,
supportata dall'osservazione delle loro principali
caratteristiche: anzitutto, la morfologia esterna-interna.
L'osservazione è stata proposta dal conduttore(8) ad alunni
e insegnanti mostrando esemplari preparati o insetti
vivi. Momenti piacevoli di "attento esame" e di gioco
sono stati sollecitati dall'impiego di insetti di plastica
gonfiabile, le cui dimensioni "maggiorate" e, al tempo
stesso, le cui forme realistiche, hanno consentito di visualizzare
meglio le principali peculiarità morfologiche
degli insetti.
Poi, in un percorso di graduale avvicinamento agli insetti
vivi e a un possibile rapporto con essi, alcuni di
questi sono stati presentati ai bambini al fine di favorire
un incontro più "ravvicinato" in cui esprimere emozioni,
Figura 2
interrogativi e riflessioni, occasione privilegiata per saperne
di più e cominciare a sentire/capire l'importanza
di rispettare. In particolare, ci preme ricordare l'incontro
con le coccinelle, i sirfidi e gli insetti sociali. Infine, i
bambini hanno potuto fare la conoscenza con insetti
"d'altrove"(9).
Gli alunni sono stati incoraggiati, durante la visita, a cercare
nel parco e a osservare direttamente gli insetti descritti
e a formulare domande sugli argomenti trattati e
a esprimere ipotesi di spiegazione in risposta agli interrogativi
proposti dai conduttori.
Le reazioni, domande e riflessioni dei bambini
Ci sembra interessante descrivere alcuni dei momenti
più significativi degli incontri svolti durante i due anni del
progetto.
Un esempio di predazione: graziose e feroci,
le coccinelle
I bambini, divisi in sottogruppi e raccolti attorno a un tavolo
(Figura 3), hanno potuto osservare alcune coccinelle,
liberate dal conduttore, muoversi veloci in tutte le
direzioni. Rapidamente riconosciuti i piccoli insetti, alcuni
bambini hanno commentato tra loro: "Come sono
carine!"; "...che bei colori!". "Le coccinelle non si devono
disturbare!", e alla richiesta del conduttore di motivare
perché le coccinelle non si devono disturbare qualcuno
ha risposto con sicurezza: "Perché portano fortuna!!".
Quello delle coccinelle costituisce in effetti un caso
più unico che raro in cui si assiste a un atteggiamento
di grande simpatia, a volte persino di tenerezza, ben diverso
dalla ripulsa manifestata davanti ad altri insetti, e
che si può riscontrare, ancora, forse soltanto nel caso
delle farfalle diurne. Quando i conduttori hanno fatto notare
come questi minuscoli e graziosi coleotteri siano in
effetti paragonabili a "leoni" in miniatura che difendono
le nostre piante dai loro nemici, divorandoli (e facendo
così la 'fortuna' delle piante stesse e di chi le coltiva!),
uno tra i bambini ha prontamente applicato alla propria
realtà quotidiana le nozioni appena apprese: "Allora se
le libero sulle rose della mamma. le difenderanno!". Ai
bambini sono stati poi consegnati piccoli barattoli trasparenti
contenenti alcune coccinelle che avrebbero potuto
liberare, delicatamente, e osservare, non appena a
casa, nel proprio giardino o terrazzo.
Un esempio di mimetismo: il "travestimento"
dei sirfidi
Ancora in sottogruppo, sono stati mostrati alcuni esemplari
di insetti volatori in una scatola entomologica: api,
vespe e mosche; ai bambini è stato chiesto di riconoscerli
e di attribuire loro il rispettivo nome. La gran parte
del gruppo concordava sull'ipotesi che si trattasse di
vespe o di api, sostenendo di conoscerne bene i tipici
colori: il giallo e il nero. Eppure, nonostante i colori corrispondessero
perfettamente, non si trattava di api, né
di vespe, o meglio non solo! Creato l'enigma, questo è
stato svelato dal conduttore: si trattava per lo più di sirfidi,
cioè di mosche completamente inoffensive. A questo
primo interrogativo ne è seguito subito un altro a rilanciare
l'attenzione e la ricerca di risposte: "Perché queste
mosche si "travestono" da vespe?". Tra le ipotesi e
gli interrogativi formulati ve ne sono alcuni davvero divertenti,
e ancora una volta nati dalla connessione con
l'esperienza dei bambini: "Vanno a una festa di Carnevale!?";
"Possono travestirsi anche da macchina?". Il ricorso
alla metafora aiuta a formulare una spiegazione
comprensibile e tale da evidenziare gli stretti rapporti tra
animali diversi e il significato evolutivo delle loro sembianze
per nascondersi o apparire pericolosi anche senza
esserlo: "come soldati in guerra che indossano tute
mimetiche multicolori, verdi e marroni, per confondersi
con il terreno e nascondersi agli occhi del nemico, questi
insetti adottano colori capaci di trarre in inganno i loro
predatori: gli uccelli, che temono moltissimo le punture
di api e vespe. Tanto più simili saranno a queste ultime,
tanto più queste piccole mosche avranno la possibilità
di sopravvivere". Solo le più simili avranno maggiori possibilità
di non essere predate dagli uccelli e dunque di
riprodursi(10).
L'impollinazione: protagoniste le api da miele
Davanti all'arnia didattica brulicante di api operaie i bambini
hanno cominciato a porre domande sulla natura e
sull'organizzazione dell'alveare: "Le api fanno il miele
così la mamma me lo dà a colazione!?"; "Quanto vive
un ape?", sono alcuni degli interrogativi posti ai conduttori.
I prodotti dell'alveare, come il miele, sicuramente
il più conosciuto, ma anche il polline, la propoli, la cera
e la pappa reale sono stati messi a disposizione, toccati
e annusati dai bambini.
L'ape da miele, che appartiene alla superfamiglia degli
Apoidei, che comprende più di 20 000 specie diverse,
oltre a fornirci queste preziose sostanze, contribuisce a
garantire uno dei più importanti fenomeni per il mantenimento
degli equilibri naturali: l'impollinazione delle piante
da fiore e quindi lo sviluppo dei frutti, con i quali le
piante diffondono i propri discendenti "i semi". La grande
importanza delle api, gli insetti "pronubi"(11) per eccellenza,
è stata spiegata richiamando l'attenzione dei
bambini sulla ricchezza di colori, profumi e forme dei fiori
del parco, e rivolgendo loro qualche semplice interrogativo:
"Perché i fiori sono colorati e profumati? Vi è una
ragione di tanta meraviglia?"; ancora i pensieri e le parole
dei bambini hanno fatto ricorso all'esperienza nella
propria casa, agli affetti: "A mia mamma piacciono le
rose rosse"; "A me l'odore della lavanda che ha mia
nonna". Il fiore attira l'insetto come fosse una vera e propria
"insegna pubblicitaria": "Venite da me! Sembra dire,
qui si mangia benissimo!", e le api promuovono le "nozze
dei fiori" (di qui l'appellativo pronubi) che, altrimenti,
non potendo muoversi, fissati come sono alle radici, non
potrebbero neppure riprodursi sessualmente. Il fiore
"vuole" essere visitato per cedere al "postino alato" i suoi
preziosi granuli di polline che l'ape depositerà su di un
altro fiore della stessa specie impollinandolo e raccogliendo
da ognuno nettare, per fare il miele, la pastasciutta
delle api, e il polline, la bistecca per i piccoli nell'alveare.
Senza i pronubi sulle nostre tavole non ci sarebbero
mele, albicocche, susine, pesche, cocomeri,
meloni e molte altre squisitezze importanti per la nostra
alimentazione. Per fare meglio comprendere ai bambini
il ruolo giocato da questi insetti nell'impollinazione è
stato suggerito di sperimentare insieme agli insegnanti
come, impedendo agli impollinatori la frequentazione
dei fiori, venga ridotta drasticamente anche la produzione
di frutti: applicando al ramo di una pianta, in prefioritura,
una reticella capace di escludere le api, sarà
poi facile osservarne l'effetto sui frutti che saranno quasi
del tutto assenti.
Il piacere della curiosità e del rispetto: la scoperta
di insetti mai visti
Chi meglio dell'insetto stecco del Viet-Nam, del grande
scarafaggio soffiatore del Madagascar, o dell'insetto foglia
del Borneo, potevano venire in aiuto nell'intento di
suscitare una curiosità positiva e capace di condurre
dalla paura alla familiarità? I bambini hanno potuto osservare
da vicino questi insetti vivi dapprima tra le mani
esperte, sicure e, si può aggiungere, appassionate dei
conduttori dell'esperienza e poi, sollecitati e sostenuti
dagli stessi, hanno potuto avvicinarsi e, se disponibili a
farlo, toccarli con delicatezza. In queste fasi è stato decisamente
interessante rilevare le reazioni di bambini e
adulti, poi aiutati a vincere la paura, cosa che effettivamente
si è resa possibile solo con alcuni, non con tutti
i bambini, e molto meno frequentemente con gli adulti
insegnanti. I bambini in particolare sono stati accolti nel
loro esprimere comportamenti di timore che, comunque,
spesso si colorava di euforia, poi incoraggiati e accompagnati
a soddisfare la curiosità nell'avvicinamento.
La presenza viva e reale di insetti poco noti, e per
questo percepiti come ancora più 'strani' e 'diversi', ha
certamente scaldato l'atmosfera e "acceso" i bambini,
ma, al tempo stesso, ha richiesto loro un graduale controllo
delle emozioni e dei comportamenti cui i conduttori
li hanno guidati, spiegando e creando in loro attenzione
e consapevolezza della fragilità dell'altro, in questo
caso l'insetto, sollecitando così una capacità di decentramento,
una disponibilità a mettersi "nel punto di
vista dell'altro", in quel momento bersaglio di forti attenzioni
e della necessità di essere rispettato. Di fronte
a questi insetti è stato ancora più facile "scoprire" e comprendere
il fenomeno del mimetismo: per i bambini si è
rivelato particolarmente avvincente "localizzare" e, quindi,
osservare degli insetti stecco all'interno di una teca
che è stata aperta davanti ai loro occhi. I bambini, dapprima
a dir poco meravigliati per le sembianze bizzarre
di questi insetti, in seguito hanno fatto a gara per riconoscerli
all'interno del contenitore colmo di rami di rovo,
con i quali appunto si confondono in modo davvero sorprendente.
Invitati a osservarli più da vicino, e rassicurati
sulla loro totale innocuità, delicatamente alcuni si
sono offerti di accoglierli in mano e, stupefatti, di osservarne
ancora più da vicino le fattezze.
Considerazioni conclusive
Valorizzare l'esperienza dei bambini, ascoltando le loro
parole, accogliendo le loro conoscenze, spesso derivate
da diffusi atteggiamenti pregiudiziali, rilanciare le
osservazioni e le domande di ognuno, quale spunto per
coinvolgere tutti in un processo di riflessione incoraggiato
e guidato dall'adulto, ma comunque arricchito dal
loro pensiero, si è rivelata una strategia particolarmente
efficace e coinvolgente.
I conduttori hanno posto particolare attenzione a trasmettere
un sereno e piacevole desiderio conoscitivo,
per contrastare quelle reazioni di disgusto e allontanamento
che, anche i bambini, in molti casi, hanno già appreso
e continuano a mettere in atto se non si offrono
loro opportunità di ricerca e scoperta grazie non solo
alla trasmissione di conoscenze corrette, ma anche alla
possibilità di sperimentare un atteggiamento adulto capace
di trasmettere interesse e rispetto incarnandoli in
prima persona. Il percorso è stato pensato e realizzato
nella consapevolezza che dalla possibilità di cominciare
a vedere con occhi nuovi certi esseri viventi, dalla
comprensione del loro posto nel mondo della natura,
che è poi il mondo di cui siamo tutti parte, acquisendo
conoscenze all'interno di un'esperienza piacevole e partecipata,
possano nascere riflessi più ampi, capaci di
dar vita a una fondamentale disposizione all'"aver a cuore"
l'ambiente, e all'"aver cura" di un mondo nel quale
poter essere a propria volta attori e trasmettitori di azioni
responsabili di rispetto e cura.
Per superare i pregiudizi e i timori dei bambini occorrerebbe,
effettivamente, un lavoro approfondito con gli insegnanti
e in generale con gli adulti a loro vicini. Benché
siano stati realizzati incontri seminariali rivolti agli
adulti sarebbe importante raggiungere la programmazione
di un percorso di decostruzione dei pregiudizi che
spesso imbrigliano e condizionano i comportamenti e
che si trasmettono ai bambini, da farsi specificamente
con gli adulti, cosa questa che resta nelle prospettive
future del progetto. A conclusione dell'esperienza, aspirando
a evitare che l'uscita scolastica a Cà Vecchia divenisse
solo una parentesi, è stato suggerito agli insegnanti
di approfondire ed elaborare in classe i temi trattati
e di giungere alla produzione di materiali grafico pittorici
(Figure 4-8) che sono stati esposti al pubblico du-
rante un incontro svoltosi al termine delle visite in calendario
e che avrebbe riunito gran parte dei partecipanti.
A seguito degli incontri, gli insegnanti hanno spesso
ribadito che, durante i momenti di verifica in classe,
gli alunni hanno rinnovato l'attenzione per gli animali osservati,
riproponendo la discussione sui rapporti tra insetti,
piante ed esseri umani e mostrando come molti
dei messaggi centrali all'esperienza fossero stati recepiti,
ribaltando l'atteggiamento di indifferenza e repulsa
verso un nuovo approccio di rispetto per animali diversi.
Gli insegnanti, inoltre, hanno espresso interesse e ripetere
l'esperienza e ad approfondire molti dei contenuti
trattati o solo accennati, anche attraverso un maggiore
coordinamento e collaborazione con gli esperti
conduttori del Percorso natura.
Note
(1) Gli insetti fanno parte del più vasto gruppo di animali viventi: gli artropodi.
Oltre agli insetti, tale gruppo comprende aracnidi, crostacei
e altri. Sono caratterizzati da uno scheletro esterno, da un corpo diviso
in segmenti e da zampe articolate.
(2) A. Gambini, Imparare dal rapporto con organismi vivi, in E. Falchetti,
S. Carovita (a cura di), A scuola di animali. Pensieri a confronto
per un nuovo rapporto, Franco Muzzio, Roma, 2004, p. 160.
(3) Notizie ulteriori sul progetto si possono trovare in www.cavecchia.
it/percorso-natura.html. La partecipazione per insegnanti e scolaresche
è stata sin'ora gratuita e il progetto è finanziato interamente
dal Centro congressi Ca' Vecchia - Ergon s.r.l. che lo promuove e
da alcuni sponsor.
(4) Predazione: interazione antagonista, un organismo predatore si
nutre di un organismo preda; mimetismo: capacità di un organismo
di ingannare, un eventuale predatore o una preda dalla quale non essere
visto, per trarne un vantaggio evolutivo; impollinazione: trasporto
di granuli pollinici da pianta a pianta per mezzo di vettori come vento,
acqua o animali.
(5) G. Celli, tratto dalla brochure di presentazione del progetto Percorso
Natura.
(6) Ibidem
(7) Su questi temi si veda anche M. Bertacci (a cura di), Una rete di
scuole per lo sviluppo sostenibile, Istituto Regionale per la Ricerca
Educativa dell'Emilia Romagna, 2004.
(8) Il progetto è stato ideato e realizzato da Paolo Radeghieri e Fabrizio
Santi, che è laureato in Scienze Biologiche, Dottore di ricerca in
entomologia, attualmente titolare di borsa di Post-dottorato presso
la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna, e che per il Percorso
Natura, oltre a condurre molti degli incontri con le classi, ha curato la
grafica, fornendo tutte le immagini fotografiche.
(9) Si tratta di insetti provenienti da diverse aree del pianeta, conservati
con cura, pur se in claustrazione.
(10) Henry W. Bates, naturalista inglese, verso la metà del XIX secolo,
descrisse per la prima volte questa strategia mimetica messa in
atto da alcune farfalle in Amazzonia. Alcune farfalle eliconidi, facilmente
identificabile per i loro cangianti colori, venivano risparmiate
dagli uccelli insettivori perché indigeste; altre appartenenti alla famiglia
dei pieridi presentavano livree molto più simili alle prime che a
quelle appartenenti alla stessa famiglia. Bates ipotizzò che le pieridi
"diverse" , ma che ricordavano le farfalle "immangiabili" ne traessero
un vantaggio evolutivo. Da "Mimetismo animale e vegetale", W. Wickler,
Muzzio, 1991.
(11) Insetti che trasportando il polline da un capolino a un altro della
stessa specie, permettono ai fiori di effettuare la fecondazione incrociata.
Bibliografia
A.A.V.V. Insectwatching, Ed. Il Sole 24 ore Edagricole, Bologna, in
corso di stampa.
Bertacci M. (a cura di), Una rete di scuole per lo sviluppo sostenibile,
Istituto Regionale per la Ricerca Educativa dell'Emilia Romagna,
2004.
Falchetti E., Carovita S. (a cura di), A scuola di animali. Pensieri a confronto
per un nuovo rapporto, Franco Muzzio, Roma, 2004.
Wickler W., Mimetismo animale e vegetale, Franco Muzzio, 1991.
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